L’ampio e articolato progetto espositivo “Luce da Luce" ha posto al centro della sua indagine il concetto di Luce come archetipo simbolico, metafisico, artistico. L’ambito di tale ricerca ha dato spunto a una nuova riflessione sulle installazioni di Christian Boltanski della collezione permanente del Museo, in dialogo con le opere appositamente realizzate per questa mostra dall’artista israeliano Shay Frisch.

Se Shay Frisch nel segno luminoso intende interpretare le ragioni dell’esistenza, dell’universalità di un linguaggio segnico impregnato di spiritualità, risultato di un credo razionale, Christian Boltanski indaga nell’esistenza umana, nel senso della vita e della morte, del passato, e delle tante storie umane di cui si appropria e ne dà memoria. L’eterogeneità dei linguaggi con cui i due artisti finalizzano la luce è espressione del loro modo di confrontarsi con il proprio vissuto; un dialogare che, se per certi versi trova punti di comunanza nella loro stessa origine, per altri esplicita i risultati espressivi a cui pervengono nella loro ricerca e si articolano in trame. Trame che per Boltanski si manifestano in reazioni emotive forti e gravi delineate da una luminosità tenue e per Shay Frisch, invece, in una analisi pacata e razionale, scandita da luce decisa ed intensa ma non meno prega di tensione emotiva.

Rosaria Raffaele Addamo
Giacomo Fanale

CHRISTIAN BOLTANSKI

SHAY FRISCH

CHRISTIAN

BOLTANSKI

Tenue, labile, tremula a sottolineare quel senso di precarietà e transitorietà che caratterizza l’aspetto narrativo e linguistico dell’artista francese, coinvolgendo emotivamente e percettivamente lo spettatore.

Boltanski,Theatre d'ombres - AFR foto Fa

La dimensione della luce in Boltanski delinea i confini stessi dell’opera, dell’istallazione sia essa limitata alla parete che la contiene o allo spazi otridimensionale di una stanza, dove la luce acquista una funzione simbolica logica–narrativa, e in alcune opere anche temporale, nello scandire luce e buio, o attraverso proiezioni animate come in Théâtre d’ombres.

Shay Frisch diversamente contiene la luce all’interno dell’opera, espressione dell’ardore della materia che la compone, come spettro luminoso irradiato dall’energia ivi contenuta, che attraverso lo squarcio ne rivela l’esistenza. Un operare il suo rigoroso e scientifico, ma non meno carico di quel simbolismo presente nelle opere di Boltanski, e che in entrambi rimanda alla meditazione, alla spiritualità, alle coscienze.

P1139658_AFR_©_Fabio_Sgroi.jpg

SHAY

FRISCH

Netta, nitida, senza sbavature. La luce di Shay Frisch emana chiarezza, seguirla è un viaggio. Il suo messaggio è potente, tensione visibile, forza palpabile. In essa ogni frattura si ricuce, ogni contrasto trova la sua soluzione.

Giacomo Fanale e Rosaria Raffaele Addamo